Le Carotidi sono due grandi vasi arteriosi che decorrono ai lati del collo: trasportano sangue ed ossigeno alla testa, al collo e tutte le strutture facciali.

Come altre arterie del nostro corpo, possono andare incontro al progressivo restringimento del lume causato da placche ateromasiche (tipiche della malattia aterosclerotica) composte da grassi, depositi di tessuto fibroso e altre scorie cellulari.
 
Queste formazioni, per lo più localizzate a livello della biforcazione che suddivide la carotide comune in carotide interna ed esterna, sono responsabili dell’insorgenza, molto spesso silenziosa, di una sindrome ostruttiva in grado di scatenare l’ictus cerebrale (stroke)  o episodi di ischemia cerebrale transitoria (TIA).
 
La chirurgia delle stenosi carotide ha come obiettivo la rimozione delle placche dalla parete dell’arteria in modo da ripristinare il normale flusso del sangue.

Le metodiche d’intervento sono due:

  1. l’approccio chirurgico (la tromboendoarteriectomia carotidea, TEA);
  2. l’approccio endovascolare mediante angioplastica (CAS).

La metodica tradizionale consiste nella rimozione chirurgica della placca, mediante un incisione al collo: il vaso viene aperto, la placca asportata e poi si procede alla sutura dell’arteria, spesso apponendo un “patch” (una toppa) per allargarne il calibro. L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o in anestesia generale.
Il trattamento endovascolare consiste, invece, nel dilatare l’arteria malata utilizzando un apposito catetere sul quale è montato uno stent metallico a molla che espandendosi all’interno della carotide, schiaccia i depositi di grasso fino a riportarne il calibro in condizioni ottimali. L’intervento si effettua a paziente sveglio.